L'ortodonzia allo Studio MIchele Piombino

ortodonzia caserta

Ortodonzia significa letteralmente "denti dritti", chi si rivolge all'ortodonzista spesso lo fa per migliorare la propria estetica attraverso un migliore allineamento dei denti. E' evidente però che l'ortodonzista non si occupa solo di "raddrizzare denti storti", o perlomeno non è questo l'unico obiettivo a cui tende la sua pratica quotidiana. In realtà l'ortodonzista si esercita nel campo più vasto della diagnosi, della prevenzione e della terapia dei disallineamenti dentali, dei disturbi di crescita dei mascellari e dei difetti di sviluppo della dentizione. Condizioni che determinano alterazioni sia dell'estetica del sorriso che, spesso in associazione, della funzione del sistema masticatorio. E' nell'attenzione ad entrambe, estetica e salute dell'apparato del sorriso che si qualifica l'"ortodonzia". Ma qual è la causa delle malocclusioni? Come si fa a prevenirle? Che differenza c'è tra l'ortodonzia dell'adulto e quella del bambino? Di quali apparecchi ortodontici dispone l'ortodonzista per la correzione delle malocclusioni? In queste pagine risponderemo, ci auguriamo in maniera esauriente, a molte delle domande che la gente si pone sull'ortodonzia.

Quali sono le peculiarità dell'ortodonzia dell'adulto e in cosa si differenzia da quella del bambino?

Nell'adulto curiamo i difetti del sorriso provocati dal disallineamento dei denti e le patologie funzionali, causate sempre dal disallineamento dei denti, delle parti anatomiche che concorrono a determinare l'occlusione, in particolare quelle a carico delle articolazioni temporo-mandibolari e della muscolatura masticatoria.

Per quel che riguarda le possibilità correttive, si deve tenere conto del fatto che spesso le malocclusioni dell'adulto sono sostenute da alterazioni scheletriche strutturali a carico dei mascellari, che impediscono al solo intervento di allineamento di risultare pienamente efficace nel raggiungere l'obbiettivo correttivo: il miglioramento globale dell'estetica del sorriso, dell'estetica facciale e della funzionalità dell'apparato masticatorio. Pertanto, nell'adulto, nei casi in cui il disallinemento dei denti sia associato ad una disarmonia scheletrica, si deve prendere in considerazione la possibilità di trattamenti combinati ortodontico-chirurgici. In questi casi noi ortodonzisti ci occupiamo dell'intervento di allineamento preparatorio alla chirurgia ortognatica e della rifinitura post-intervento, lasciando al chirurgo maxillo-facciale la correzione della deformità scheletrica.

L'adulto, peraltro, richiede un'attenzione particolare all'estetica del trattamento, per lui si dovranno selezionare apparecchi capaci di non essere percepiti. C'è da dire che oggi l'esigenza di trattamenti ortodontici estetici va estendendosi anche agli adolescenti, che per le implicazioni psicologiche riguardanti questo particolare periodo di vita mal sopportano l'applicazione degli "antiestetici" apparecchi tradizionali ortodonzia invisibile.

Nel bambino, oltre a proporci gli stessi obiettivi terapeutici dell'adulto, interveniamo per prevenire i disallineamenti dentali (Ortodonzia Preventiva) o per intercettarli precocemente (Ortodonzia Intercettiva), ma anche per prevenire, intercettare precocemente e correggere le deviazioni di crescita del mascellare superiore e della mandibola.

Nell'età di sviluppo possiamo agire ortopedicamente sulle basi scheletriche che sostengono i denti, i mascellari, stimolandone o trattenendone la crescita. Nel bambino, a differenza dell'adulto, si possono correggere senza chirurgia disproporzioni scheletriche importanti, generatrici oltre che di alterazioni funzionali a carico dell'occlusione anche di gravi squilibri estetici dell'armonia del viso.
Tra le affezioni scheletriche che trattiamo più frequentemente nel bambino c'è la contrazione trasversale del mascellare superiore, l'iposviluppo di seconda classe della mandibola, la prognazia del mascellare superiore. Più raro è l'ipersviluppo di terza classe della mandibola (progenismo).

Spesso nell'anamnesi dei bambini portatori di queste disarmonie si rileva il protrarsi di abitudini succhianti oltre che ricorrenti patologie respiratorie, all'esame obbiettivo appaiono atteggiamenti succhianti e a bocca aperta. Il trattamento ortodontico, in questi casi, deve necessariamente essere accompagnato da un piano di rieducazione funzionale della muscolatura orofacciale.

I trattamenti delle disarmonie scheletriche del bambino sono veri e propri interventi di ortopedia dento-mascellare, eseguiti a seconda del caso con apparecchi fissi o mobili, ambedue capaci di liberare forze meccaniche proprie, o di esercitare azione di stimolo e di riequilibrio delle naturali forze biologiche e degli spazi biofisici che presiedono, secondo l'accreditata teoria della matrice funzionale di Moss, alla corretto sviluppo delle arcate dentarie e alla crescita della mascella superiore e della mandibola.

Nel bambino, in sostanza, oltre a curare la malocclusione conclamata, sia essa dentale o scheletrica, possiamo prevenire il formarsi della malocclusione o il suo aggravamento; correggendo i disturbi funzionali della muscolatura periorale oppure intercettando precocemente le alterazioni di crescita scheletrica e di postura mandibolare, i deficit di spazio per i denti permanenti in eruzione e i disallineamenti dei denti permanenti già erotti.


Cos'è un apparecchio ortodontico?

L'apparecchio ortodontico è in definitiva il nostro strumento di lavoro, selezionato per realizzare l'obbiettivo terapeutico, capace di spostare i denti e di allinearli nella posizione finale programmata.
Gli apparecchi ortodontici ci permettono di realizzare uno spostamento o una modifica di forma, sia a carico dei denti che dei mascellari. Il loro utilizzo, però, deve sempre essere preceduto dall'identificazione di un obbiettivo, che a seconda dei casi può essere quello risolutore della malocclusione oppure, semplicemente, uno dei suoi diversi passaggi correttivi.

Alcuni apparecchi ortodontici, quelli rimovibili in particolare, vengono assemblati fuori dallo studio, nei laboratori di ortodonzia. E' il caso delle placche rimovibili, costruite da ortodontotecnici specializzati secondo le specifiche fornite da noi ortodontisti. Altri apparecchi, invece, siamo noi stessi ad assemblarli, direttamente in bocca al paziente, ad esempio gli apparecchi fissi che incolliamo sui denti.

Un apparecchio, per definizione, è costituito da un insieme di parti capaci di fare qualcosa. L'apparecchio fisso, nella fattispecie, è composto di attacchi, fili, legature etc, capaci di "spostare i denti".
Il lavoro dell'ortodonzista, però, non è semplicemente quello di spostare i denti, abbiamo tanti apparecchi capaci di farlo ma senza un progetto e senza una guida non possono realizzare al meglio l'obiettivo terapeutico. Ancora più che la scelta dell'apparecchio all'ortodonzista spetta la guida delle varie fasi del progetto di trattamento, finalizzate al raggiungimento di una nuova posizione estetico-funzionale per i denti. Egli deve realizzare per mezzo dell'apparecchio ortodontico bellezza e salute, in altri termini armonia facciale, estetica del sorriso e funzionalità dell'apparato masticatorio, e promuoverne il mantenimento nel tempo.


Quali sono le differenze tra i vari apparecchi ortodontici?

Si parla di ortodonzia fissa, di ortodonzia mobile, oppure di ortodonzia invisibile in riferimento al tipo di apparecchio utilizzato per la correzione della patologia, che a seconda dei casi può essere incollato o cementato ai denti, applicato e rimosso dal paziente, oppure pressochè impercepibile all'osservazione del paziente in trattamento.
Gli apparecchi ortodontici vengono selezionati dall'ortodontista in relazione ad uno specifico obbiettivo di trattamento, che potrà anche essere uno stadio intermedio della correzione. Specialmente nei trattamenti ortodontici dei bambini si può usare più di un apparecchio, in particolare quando si trovano associati problemi di crescita scheletrica e disallineamenti dentali.

Qual è la causa delle malocclusioni?

La causa di molte malocclusioni va ricercata nella genetica del paziente, ma altre si sviluppano per motivi cosiddetti "ambientali", in altre ancora ambedue i fattori si associano.
Quello che noi esperti di ortodonzia possiamo fare per prevenire le malocclusioni è rimuovere i fattori ambientali avversi, permettendo che la crescita scheletrica e lo sviluppo della dentatura del bambino riprendano il loro corso naturale.

Esistono innumerevoli fattori ambientali capaci di far deviare l'occlusione dal naturale percorso di formazione. I più frequenti hanno radici culturali e si esprimono nel rinforzare nel bambino la sua naturale tendenza al succhiamento. Naturale nel periodo neonatale e funzionale alla nutrizione poppante, ma interferente in seguito con la corretta formazione degli allineamenti dentali e dell'ingranaggio masticatorio. In molti si sono cimentati, soprattutto psicologi, nello stabilire il momento più idoneo per intervenire e interrompere tale naturale abitudine, prima che diventi "viziata". Un argomento complesso che affronterà in un apposito capitolo.

Quello che posso dire è che l'industria dei ciucci è molto attiva nel presentarci le virtà di tale strumento, sicuramente importante per lo sviluppo psicologico del neonato, specie nei casi di allattamento artificiale al biberon. I bambini allattati al seno soddisfano maggiormente il bisogno di succhiare, possono protrarlo più a lungo. L'allattamento artificiale al biberon invece riduce il tempo giornaliero di succhiamento, lasciando una certa insoddisfazione "esistenziale" nel neonato che continua a cercare il "capezzolo" materno. In questi casi, fino al completamento dello svezzamento, è perfettamente lecito integrare questa esigenza fisiologica con un sostituto artificiale del capezzolo, per l'appunto il ciuccio. Ma dopo? Non sarebbe meglio attivarsi per una progressiva riduzione dei tempi di utilizzo del ciuccio, educando il bambino ad utilizzarlo il meno possibile e magari impegnandolo maggiormente in attività di svago, piuttosto che lasciarlo ad inebriarsi ciucciando?

Ovviamente è una domanda aperta, quello che riscontro come ortodonzista è che la reiterazione nel tempo di abitudini di funzionamento errato della muscolatura oro-facciale, come accade nell'atto del succhiamento del ciuccio, o del dito, può promuovere serie alterazioni di crescita dei mascellari e di sviluppo della dentizione, il cui riflesso visibile è una disarmonia nella forma del viso e nell'estetica del sorriso. Quello meno visibile ma più inerente alla salute è lo sviluppo di patologie degenerativo-funzionali a carico dell'apparato masticatorio.

Dato che molte malocclusioni, sia dentoalveolari che scheletriche, dell'adulto e del bambino, si presentano associate a malfunzionamenti della muscolatura periorale conseguenti a deglutizione atipica atteggiamenti a bocca aperta, la diagnosi, il piano di trattamento e la terapia devono riguardare anche tali condizioni.
Rilevare in fase di diagnosi ed eliminare in corso di trattamento ortodontico gli atteggiamenti disfunzionali della muscolatura periorale implicati come causa efficace o come concausa nella formazione della malocclusione, permette di rimuovere, anzitutto, gli ostacoli che si frapporrebbero alla sua correzione, e, cosa tutt'altro che trascurabile, di promuovere il mantenimento nel tempo del risultato del trattamento.

Il termine ortodonzia, quello originario, nato quando il campo focale dell'ortodonzista abbracciava solo "denti storti", è pertanto riduttivo al giorno d'oggi rispetto alla reale attività che pratichiamo. Altri nomi più pertinenti, con cui attualmente si dovrebbe definire la branca, sono: ortopedia dento-maxillo-facciale oppure ortognatodonzia. Ma va bene anche chiamarla ortodonzia, con la consapevolezza però che non si tratta solo di "denti storti da raddrizzare".

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